Analisi architettonica della gypsoteca canoviana
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Analisi architettonica della gypsoteca canoviana

La gypsotheca dedicata ad Antonio Canova è un esercizio architettonico di ricerca di assoluta purezza formale, svolto a cavallo di due secoli che diedero interpretazioni differenti del concetto di purezza.

Il museo fu voluto dal vescovo Giovanni Battista Sartori, fratello di Canova, che dopo la sua morte decise di trasferire a Possagno i gessi custoditi nello studio romano dello scultore ed edificare uno spazio apposito nei pressi della sua abitazione, poi divenuta parte del complesso museale.

Da una parte, la gypsotheca ottocentesca, progettata dall’architetto veneziano Francesco Lazzari, allestita dallo scultore Pasino Tonin e fortemente influenzata dal gusto museologico dello stesso Sartori.

Qui, in un affollamento di figure e monumenti, si incontrano il Canova classico e quello romantico, rinchiusi in uno spazio candido e idealmente sacrale ispirato alle basiliche romane.

Il Lazzari, anche lui diviso tra tensioni neoclassiche e romantiche, celebrò Canova con un precoce esempio di architettura revivalistica, rievocando il tempo ideale dell’antichità attraverso la lettura che ne fece nel Cinquecento Andrea Palladio.
Poi il Novecento, la distruzione materiale e morale portata dalle guerre e la ricostruzione secondo nuovi canoni.

Nel 1955, in occasione del bicentenario della nascita di Canova, la  Soprintendenza alle Belle Arti affidò all’architetto Carlo Scarpa l’incarico di ampliare la gypsotheca: disponendo di spazi limitati, Scarpa scelse di risolvere la nuova ala in due volumi semplificati sviluppati uno in altezza e l’altro in lunghezza.

Un intervento antitetico al primo, in cui lo spazio architettonico si fa essenziale, le opere vengono isolate, i materiali (cemento, ferro, vetro) creano giochi di luce e ombra che interagiscono ed esaltano le opere, generando letture critiche fino ad allora impensabili.

Uno stravolgimento dei canoni classici, quello di Scarpa, ma anche un intervento geniale che rappresentó una formidabile fuga in avanti della coscienza critica del classico: lontano dal parossismo dei revival, dal kitsch dei nazionalismi, solo nell’astrazione si poteva ritrovare la purezza perduta.

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  • Dicembre 6, 2021

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