Archeologia industriale sulle sponde del Sile
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Archeologia industriale sulle sponde del Sile

Sull’altra sponda del Sile rispetto a quella lungo cui si snoda la passerella che attraversa il cimitero dei Burci, il protagonista è il paesaggio post-industriale dell’abbandono, il “Terzo paesaggio”, secondo la definizione di Gilles Clément.
La vocazione produttiva e industriale di quest’area è stata ovviamente determinata dalla presenza di un corso fluviale navigabile e dalla portata tale da permettere l’attività per ben cinque secoli dei Mulini Mandelli, imponente complesso situato a nord-ovest, lungo via Alzaia.
Nella seconda metà del Novecento il declino del trasporto fluviale, il processo di delocalizzazione e la crisi di alcune attività hanno portato all’abbandono di grandi strutture che ora versano in stato di grave degrado e che sono state negli anni teatro di alcuni episodi di cronaca nera.
All’altezza della confluenza tra il Sil Morto e il canale navigabile, si riconoscono i silos dell’ex mangimificio Pagnan, diventato tristemente noto dopo la dismissione per l’occupazione abusiva di alcune sue parti e per il ritrovamento del cadavere di un uomo morto in circostanze misteriose.
Più a est si riconosce invece l’ancora più imponente complesso dell’ex oleificio Chiari & Forti, la cui parte più antica è costituita da un mulino tardo-ottocentesco: l’ex mulino Toso poi Stucky, rilevato dalla società nel 1937.
Dopo aver lanciato due prodotti leader del mercato come l’olio Topazio e l’olio Cuore, la società proprietaria dell’immobile ha attraversato una serie di gravi crisi a partire dagli anni Settanta, culminate nella cessione del gruppo, la vendita del marchio e infine la dismissione dell’impianto produttivo.
Nei primi anni Duemila l’idea, avanzata da una cordata di immobiliaristi, di riqualificare l’area trasformandola in una cittadella in stile neomedievale.
Dopo altri progetti di riqualificazione ritirati, passaggi di proprietà e aste deserte, le speranze per il mulino sono andate letteralmente in fumo nel 2015, quando un incendio doloso ne ha danneggiato gravemente l’integrità strutturale.
A differenza del fratello maggiore veneziano, per lo “Stuckino” il fuoco non ha rappresentato il battesimo di una nuova vita.
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  • Dicembre 16, 2021

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