Canova conteso
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Canova conteso

Antonio Canova, conosciuto in vita come “il nuovo Fidia” (fate voi le dovute proporzioni tra l’arte greca e il neoclassicismo), dopo la morte divenne un mito conteso tra Possagno, città natale dell’artista, e Venezia, dove morì il 13 ottobre 1822.

Oggetto materiale della contesa era il suo corpo, e quindi la sua sepoltura, che venne trattato alla stregua di quello di un santo laico destinato al culto delle reliquie, quindi smembrato e diviso in ben tre monumenti funebri.

A Possagno, nel Pantheon progettato da Canova stesso ma consacrato solo un decennio dopo la sua morte, si trova il sarcofago che custodisce le spoglie. Il corpo dell’artista fu traslato qui nel 1832 per volere del fratellastro Giovanni Battista Sartori, anche lui in seguito sepolto nello stesso sarcofago.
A Venezia, nella basilica dei Frari, fu costruito dagli allievi dell’artista il celebre monumento piramidale che Canova progettò inizialmente per Tiziano, destinato al cuore (l’anima) che era stato prelevato durante l’autopsia.

Dal corpo di Canova fu anche prelevata la mano destra, simbolo della sua perizia tecnica, e inserita in un’urna di porfido rosso, parte del “monumentino” che Leopoldo Cicognara volle collocare nella sala delle adunanze dell’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Col tempo però il mito di Canova si dissolse tra gli studenti dell’Accademia, e quella reliquia vista come la testimonianza macabra di un culto ormai anacronistico.

Dopo essere stata a lungo chiusa in un armadio, dal 2007 la mano è stata trasferita nel tempio canoviano di Possagno, all’interno di una sfera semitrasparente dove è impressa una copia del calco della mano dell’artista. Il monumento voluto da Cicognara è invece esposto alle Gallerie dell’Accademia assieme alla cattedra accademica dello storico dell’arte.

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  • Novembre 23, 2021

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