“Klimt: la secessione e l’Italia”
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“Klimt: la secessione e l’Italia”

L’altra mostra in scadenza che segnalo arriva davvero ai limiti della “gita in giornata”, essendo a Roma, ma ai tempi dell’università si facevano queste toccate e fuga e non siamo (ancora) invecchiati così tanto da non reggerle più…
 
“Klimt. La Secessione e l’Italia” sarà visitabile fino al 27 marzo al Museo di Roma e propone un solido percorso all’interno della carriera dell’artista austriaco, proponendo anche un approfondimento sulla liaison che legava l’avanguardia mitteleuropea con l’Italia.
 
La storia è già stata raccontata più volte: i tre fratelli Klimt (Gustav, Ernst e Georg), figli di un orafo boemo, erano giovani e talentuosi artisti della Vienna fin de siecle, culla del modernismo ma anche epicentro di una crisi culturale che avrebbe riplasmato il pensiero occidentale nel corso del Novecento.
 
Ernst morì prematuramente rimanendo confinato in un ambito accademico in declino, Georg raccolse l’eredità del padre sperimentando le arti applicate nel grande calderone della Secessione, Gustav divenne il simbolo stesso del movimento, ideatore di uno stile tanto popolare quanto liminale, sempre al confine tra antitesi: realismo e astrazione, mito e modernità, Eros e Thanatos.
 
Vivide pulsioni di cui la mostra racconta varie sfaccettature, proponendo anche quella che, nel 1902, fu percepita come opera “totale” del movimento: il celeberrimo Fregio di Beethoven, ricostruito nella forma di quella copia ad altissima qualità che da circa un decennio sta circolando tra le mostre europee dedicate a Klimt.
 
C’è anche un contributo veneto alla mostra, e non poteva essere altrimenti, vista l’influenza esercitata dalla Secessione sugli gli artisti locali grazie alla Biennale di Venezia.
 
Dal Museo di Ca’ Pesaro arrivano due tele, tratte dal ciclo “Le Mille e una Notte”, di Vittorio Zecchin, muranese che nella Secessione trovò il modo di affrancarsi dall’accademismo tardo-ottocentesco di cui era particolarmente insofferente. Dalla Galleria Achille Forti di Verona, invece, una grande tela di Felice Casorati, artista che nei primi decenni del Novecento fu un vero e proprio deus ex machina per i circoli artistici di Venezia e Verona.
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  • Febbraio 14, 2022

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