La Fondazione Tipoteca Italiana di Cornuda
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La Fondazione Tipoteca Italiana di Cornuda

Visto che si parlava dei casi fortuiti in cui arti, impresa e archeologia industriale incrociano le strade, è impossibile non citare una delle più felici vicende di riqualificazione e collezionismo d’impresa della Destra Piave: quella dell’ex Canapificio Veneto Antonini-Ceresa di Cornuda, ora sede della Fondazione @tipotecaitaliana e dell’omonimo museo.
 
Tra il 1883 e il 1968 quest’area di 7000 mq fu protagonista di un piccolo miracolo imprenditoriale che riconvertí i vecchi mulino, segheria e filanda in un moderno canapificio capace di lavorare giornalmente decine di quintali di canapa grezza e trasformarla in corda e prodotti affini.
 
L’area scelta da Antonini e soci era nota per le sue risorse fin dai tempi della Serenissima, tra il Montello con il suo “bosco da remé” e il Piave che alimentava il canale Brentella, ideato addirittura nel lontano 1436 e poi diventato fondamentale per le attività industriali della zona. Si aggiunse, nel 1884, l’apertura della stazione di Cornuda che creò un importante collegamento ferroviario con Treviso.
 
Le due guerre mondiali e la diffusione delle fibre tessili sintetiche portarono al tramonto del complesso produttivo, incorporato e delocalizzato nel Linificio Nazionale di Milano nel 1968.
Nel 2001 la rinascita di parte del complesso, scelto dalla famiglia Antiga per custodire un’altra tecnologia che rischiava di estinguersi e scomparire: quella della stampa pre-digitale a caratteri mobili.
 
La sterminata collezione custodita dalla Tipoteca, fatta di macchinari, matrici, caratteri mobili, si è formata durante la metà degli anni Novanta, quando l’incombenza del digitale portò molte tipografie a dismettere materiali che stavano diventando velocemente obsoleti.
 
La varietà di questa collezione, oltre al fatto che gli oggetti sono ancora oggi perfettamente funzionanti, ha reso il museo una meta di pellegrinaggio di designer di tutto il mondo, una sorta di monastero in un medioevo digitale, preposto alla conservazione di una sapienza antica che rischia di andare irrimediabilmente perduta.
 
Uno scriptorium post litteram, dove operano, curiosamente, non amanuensi ma stampatori.
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  • Gennaio 12, 2022

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