L’Abbazia di Sant’Eustachio
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L’Abbazia di Sant’Eustachio

Durante la Battaglia del Solstizio, combattuta nel giugno del 1918, il paese di Nervesa, già occupato dall’esercito dall’esercito austro-ungarico dopo la rotta di Caporetto, si ritrovò attraversato dalla linea del fronte che correva lungo il fiume Piave.
Il paese fu raso al suolo dai bombardamenti e ricostruito durante il Ventennio, quando si scelse il nuovo nome “Nervesa della Battaglia” in ricordo di quegli eventi.
A rimanere in macerie solo l’edificio più antico del paese: l’abbazia di Sant’Eustachio, complesso monastico benedettino eretto dai Collalto verso la meta dell’XI secolo e sopravvissuto alle soppressioni napoleoniche di inizio Ottocento.
Allo scoppio della prima guerra mondiale il complesso era stato definitivamente secolarizzato e fu utilizzato come riparo dei contingenti militari, attirando così la furia distruttrice degli eserciti avversari.
Dopo decenni di abbandono le rovine monumentali del monastero sono state restaurate e sono state destinate, tra le altre cose, al ricordo della devastazione portata dalla guerra.
Nella sottostante chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, distrutta anch’essa durante la guerra e ricostruita negli anni Venti, le vetrate dell’abside realizzate agli inizi degli anni Sessanta ricordano la parabola del monastero, dal suo momento di massimo splendore alla sua seconda vita come rovina.
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  • Maggio 12, 2022

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