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L’Isola dei Morti
By admin

L’Isola dei Morti

Si chiama così perché alla fine della Grande Guerra si dovevano necessariamente calpestare tappeti di cadaveri per avanzare.

È un luogo sacro, dedicato ai ‘Ragazzi del Novantanove’ (1899) che, all’epoca, avevano 18 o 19 anni. Qui, infatti, sul Piave e sui suoi argini, in zona Montello, combatterono valorosamente e valorosamente morirono tantissimi adolescenti e giovani uomini forti, coraggiosi e ricolmi di dignità, senso dell’onore e spirito di sacrificio per la Patria e per i propri cari.

Ottobre 1918: Battaglia della Vittoria. La battaglia che pose fine alla Prima Guerra Mondiale si svolse qui.
Vi prese parte anche il mio bisnonno Giuseppe Checchin, soldato semplice, giovane contadino analfabeta, che aveva 22 anni e ne uscì vivo, camminando anch’egli sui cadaveri dei suoi compagni morti per respingere il nemico fino alla vittoria. O vincere o morire, come dicevano gli Spartani: sono orgogliosissima di lui. Per il valore dimostrato in guerra fu nominato Cavaliere di Vittorio Veneto e poi…

E poi se ne tornò ai suoi poveri campi, come Cincinnato. A volte ho nostalgia di quei tempi, tempi che non ho nemmeno vissuto (non certo nostalgia della guerra, ma degli antichi valori). La mia famiglia lo ricorda come un uomo buono, mite, pieno di forza e allegro. Mi ricorda il temperamento di Ungaretti: ogni volta che tratto le sue poesie in classe penso al mio bisnonno e a quello che deve aver passato, similmente al nostro straordinario poeta.

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  • Luglio 4, 2022

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