Treviso “impossibile”: la storia di Ponte Dante
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Treviso “impossibile”: la storia di Ponte Dante

"E dove Sile e Cagnan s'accompagna tal signoreggia e va con la testa alta, che già per lui carpir si fa la ragna"

Con questi versi, decantati da Cunizza da Romano nel IX canto del Paradiso, Dante raccontava in forma profetica la congiura (ragnatela) che portò all’eliminazione di Rizzardo da Camino, dispotico signore di Treviso tra 1306 e 1312.

Un omicidio politico, ordito da alcuni nobili e accolto con favore dalla cittadinanza a causa dell’uso spregiudicato del potere da parte di Rizzardo: campagne militari arroganti e maldestre, furti alle finanze cittadine, violenza e sopraffazione nei confronti degli stessi cittadini.

Dante si riferiva alla città nei suoi versi, ma proprio nel punto dove le acque del Cagnan e del Sile si incontrano, oggi Riviera Garibaldi, i trevigiani decisero di dedicare un monumento al Sommo Poeta nel 1865, in occasione del seicentenario della sua nascita. Evento questo che va inquadrato in quel mezzo secolo e poco più di riscoperta del Medioevo che avrebbe dotato la città, tra le altre cose, di alcuni splendidi “castelletti” neomedievali.

Cagnan e Sile s’accompagnavano in un punto ostico per costruire ponti, tanto che si dava già per scontato che quello di pietra già esistente, detto “dell’Impossibile”, sarebbe miseramente stato travolto dalle acque come i precedenti.

Non successe, e sul ribattezzato “Ponte Dante” fu costruito il monumento firmato dallo scultore cenedese Luigi Borro, accademico eclettico noto soprattutto per il monumento veneziano dedicato a Giuseppe Mazzini, tra i più ferventi sostenitori della riscoperta ottocentesca di Dante.

Il monumento venne inaugurato il 14 maggio 1865 in un giorno di celebrazioni in tutta la città: un felice caso di patriottismo sano, basato sulla riscoperta della propria cultura e non sul tentativo di cancellarne un’altra.

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  • Marzo 15, 2022

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